Sono intervenuto in Assemblea regionale nel corso della discussione sul “Documento pluriennale di indirizzo per le attività internazionali della Regione 2026-2030”. Ho sottolineato che gli emiliano-romagnoli nel mondo sono già una rete concreta di relazioni, competenze e opportunità e, a proposito della riforma di Legge elettorale ora all’esame del Parlamento ho invitato a non restringere gli spazi di rappresentanza.
L’internazionalizzazione non è un elemento aggiuntivo delle politiche regionali, ma una parte della capacità dell’Emilia-Romagna di crescere, innovare e competere nel mondo. E su questo terreno abbiamo già una risorsa importante: una rete di emiliano-romagnoli presente in molti Paesi, fatta di associazioni, persone, competenze e relazioni. Le parole chiave del Documento, connessione, condivisione, sviluppo e innovazione, descrivono bene anche il lavoro della Consulta. La nostra rete nel mondo è un’opportunità di contatto con università, imprese, giovani, professionisti e comunità. È una rete già presente, che possiamo mettere maggiormente a servizio della strategia internazionale della Regione.
Ho messo inoltre l’accento sul tema della cittadinanza e della rappresentanza degli italiani all’estero alla luce della discussione sulla nuova legge elettorale.
Se consideriamo l’italianità nel mondo una risorsa per l’internazionalizzazione, non possiamo contemporaneamente restringere i canali che tengono queste comunità legate all’Italia. Il mio riferimento era alle nuove norme che hanno introdotto limiti sulla cittadinanza per discendenza e alla riforma elettorale attualmente all’esame del Parlamento, che prevede di ridurre da quattro a due le ripartizioni della Circoscrizione Estero alla Camera e di istituire un unico collegio per il Senato.
Quale idea di italianità vogliamo portare nel mondo, se nello stesso tempo restringiamo gli spazi di rappresentanza degli italiani che nel mondo vivono? Le nostre comunità all’estero sono una parte viva dell’Italia e possono essere interlocutori preziosi per la nostra cultura, la nostra economia, la ricerca e le nostre relazioni internazionali.
Per questo internazionalizzare significa anche riconoscere il valore di chi, da anni o da generazioni, porta l’Emilia-Romagna nel mondo. Siamo una Regione fortemente vocata all’export, alla ricerca, all’innovazione, alla formazione. Abbiamo imprese e filiere che competono sui mercati internazionali, università e centri di ricerca che collaborano con realtà di tutto il mondo, territori capaci di attrarre persone, competenze e investimenti.
Per questo la proiezione internazionale è, oggi, una necessità. Ed è proprio qui che la Consulta può diventare uno strumento ancora più utile alla strategia internazionale della Regione. È un lavoro che non vive separato dalle politiche regionali. Le completa.

