Cultura. La Regione Emilia-Romagna ridisegna la mappa della cultura ampliandone il raggio; la prima legge quadro armonizza, aggiorna e innova le politiche del settore accorpando una quindicina di normative di settore esistenti.
La nuova legge, proposta dalla Giunta e approvata dall’Assemblea legislativa, è composta da 76 articoli. Dai musei alle biblioteche, dal cinema alla musica, dall’editoria alla promozione della lettura, fino alle imprese culturali e creative: la riforma è il frutto di un percorso partecipativo che ha coinvolto oltre 600 realtà rappresentative dell’intero ecosistema regionale.
La norma riunisce in un unico testo organico patrimonio, servizi culturali, spettacolo, cinema e audiovisivo, editoria, promozione della lettura, memoria storica, welfare culturale, imprese culturali e creative. Una razionalizzazione che mette in rete indirizzi, obiettivi e strumenti di programmazione capaci di orientare l’insieme delle politiche culturali,favorendo una visione di filiera che tenga unite produzione, distribuzione e fruizione. Tra le principali direttrici innovative del testo legislativo emerge il welfare culturale, che mette a sistema il legame profondo tra cultura, salute e benessere: l’arte, lo spettacolo e la fruizione del patrimonio diventano strumenti di prevenzione, inclusione e prevenzione del disagio.
Un altro punto caratterizzante è la valorizzazione delle imprese culturali e creative con il sostegno alle startup innovative, alla qualità del lavoro, all’innovazione e all’internazionalizzazione, che si accompagna a quella delle nuove competenze professionali come elemento qualificante per il futuro delle giovani generazioni.
E ancora, una direttrice importante della nuova legge è la rigenerazione urbana a base culturale per riqualificare spazi e luoghi attraverso la cultura e i centri culturali polifunzionali come nuovi presìdi di prossimità, con priorità alle aree interne e ai piccoli comuni.
Una riforma profonda e innovativa che si basa sul riconoscimento che la cultura non è un ambito accessorio delle politiche pubbliche, ma un diritto e una risorsa fondamentale per la crescita e il benessere degli individui, una leva fondamentale di sviluppo, l’elemento costitutivo della qualità democratica e della capacità dei territori di costruire il proprio futuro. Con questa legge si rafforza l’impegno a investire in un sistema che produce conoscenza, lavoro qualificato e sviluppo, valorizzando la capacità creativa e lo straordinario patrimonio, materiale e immateriale, dell’Emilia-Romagna.
Elementi distintivi della legge
Il nuovo testo normativo parte dalla valorizzazione di tutto ciò che già rende ricco e vitale l’ecosistema culturale della regione: recepisce e consolida il sistema regionale di archivi, musei e istituti culturali, rafforza la tutela e la valorizzazione del patrimonio materiale, immateriale e digitale, dei giardini storici e case museo,dei paesaggi culturali e dei siti Unesco.
Si valorizza il ruolo delle biblioteche pubbliche in merito alla loro crescente funzione sociale di presidi culturali di comunità e si introduce un articolo dedicato agli ecomusei, contesti in grado di promuovere processi partecipativi, attività di ricerca e iniziative di comunità. Viene introdotta una logica di filiera integrata editoria-libro-lettura, che include pienamente il digitale e si basa sull’educazione alla lettura, con il Patto regionale per la lettura, finalizzato a coinvolgere tutte le biblioteche e i servizi territoriali nella sua promozione.
La legge conferma e sviluppa gli strumenti di sostegno allo spettacolo dal vivo, alla produzione musicale, al cinema e all’audiovisivo, valorizzando il ruolo della Film Commission e della Music Commission regionali – che rappresentano componenti d’eccellenza e sempre più dinamiche – e le arti visive, il fumetto e la fotografia. Vengono introdotte nuove misure per i locali di musica dal vivo, si rafforza il sistema regionale dei festival e la qualificazione delle scuole di musica, teatro, danza e cinema.
Entrano tra le competenze della cultura le rievocazioni storiche insieme ai carnevali, come espressioni di identità culturale, delle tradizioni e del patrimonio immateriale delle comunità emiliano-romagnole.
Accanto a tutto questo, si intende consolidare l’impegno sulla memoria del Novecento, estendendo lo sguardo anche al XIX secolo, con particolare attenzione al Risorgimento e alla nascita del Tricolore, riconosciuti come radici profonde della democrazia italiana.

