Ho partecipato alla conferenza stampa organizzata dal Gruppo Assembleare del Partito Democratico della Regione Emilia-Romagna, insieme a tutta la maggioranza regionale, dedicata al tema del declassamento di numerosi Comuni montani deciso dal Governo attraverso la revisione dei criteri di classificazione annunciata dal Ministro Calderoli. Nel corso dell’incontro è stata annunciata la presentazione di una risoluzione in Assemblea legislativa con cui il Gruppo PD impegna la Giunta regionale a farsi promotrice, in sede di Conferenza delle Regioni, di una richiesta formale di revisione dei criteri adottati dal Governo. Criteri che, basandosi prevalentemente su altimetria, pendenza e prossimità territoriale, rischiano di cancellare la montanità – e con essa le risorse dedicate – a circa il 30% dei Comuni oggi riconosciuti come tali, colpendo in modo particolarmente grave l’Appennino e l’Emilia-Romagna, dove oltre il 40% dei 121 Comuni montani perderebbe la classificazione. Durante la conferenza stampa è stato ribadito come la montanità non possa essere ridotta a meri parametri geografici. Spopolamento, isolamento, carenze infrastrutturali, difficoltà di accesso ai servizi e fragilità socio-economiche permangono anche a quote inferiori rispetto all’arco alpino e rappresentano elementi strutturali che devono essere considerati nella definizione delle politiche pubbliche.Una posizione condivisa da numerosi sindaci appenninici, oltre che da ANCI e UNCEM, che hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute dei nuovi criteri. Il Gruppo PD ha inoltre richiamato l’esperienza positiva della Regione Emilia-Romagna, che da anni porta avanti un approccio integrato allo sviluppo delle aree montane, investendo su sanità, scuola, servizi di prossimità, infrastrutture digitali e valorizzazione delle risorse ambientali e agricole. Un percorso che ha prodotto risultati concreti, come certificato dal Rapporto Montagne Italia 2025 di UNCEM, che registra per l’Emilia-Romagna un saldo migratorio nelle aree montane pari a +46,7 per mille nel periodo 2019-2023, a fronte di un dato nazionale di +12 per mille.
Aspetto ancora dall’onorevole Cavandoli (Lega) che con tanto entusiasmo ha salutato l’approvazione di questo disegno di legge che ci faccia sapere quali dei nostri territori non saranno giudicati idonei rispetto ai nuovi criteri individuati dalla Legge; una domanda che feci immediatamente dopo il passaggio in Senato e che oggi assume carattere di urgenza. La revisione pensata dal Governo penalizzerà l’Appennino. In provincia di Parma si ipotizzano 6 Comuni esclusi dal riconoscimento e dai finanziamenti. Una sciagura. Il Governo e le forze politiche che lo sostengono preparano una sforbiciata contro i nostri territori più fragili e contro la gente che li abita. La nostra strategia in Regione Emilia Romagna è invece quella che vede nella coesione un valore irrinunciabile, sostenuto da misure concrete per combattere le disuguaglianze. E che cercheremo di far valere chiedendo al Governo di tornare indietro.

