In RegioneIniziativa dei consiglieri PD contro tagli Montagna

11 March 2026
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Sui fondi destinati alla montagna emergono numeri che preoccupano fortemente i territori. Secondo i dati della Ragioneria dello Stato allegati all’accordo in Conferenza Unificata, le risorse a gestione diretta delle Regioni scenderebbero infatti da 200 milioni a 73 milioni di euro, con una riduzione di oltre il 63%. Insieme ai colleghi consiglieri regionali del Partito Democratico Daniele Valbonesi, Barbara Lori, Alice Parma, Anna Fornili, Fabrizio Castellari, Gian Carlo Muzzarelli, Lodovico Albasi abbiamo sottolineato che si tratta di un dato che contraddice quanto dichiarato nelle scorse settimane dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli in Parlamento.

Parliamo di risorse fondamentali per i territori montani che servono a sostenere servizi, infrastrutture e sviluppo in aree che già oggi affrontano sfide importanti come lo spopolamento e la fragilità del territorio. Un taglio di queste dimensioni non può che generare forte preoccupazione tra amministrazioni locali e comunità.

Abbiamo inoltre richiamato l’attenzione su un altro nodo, quello dei circa 700 Comuni che resterebbero esclusi dai nuovi criteri di riparto. Con risorse così ridotte le Regioni avrebbero margini molto limitati per intervenire a sostegno dei territori esclusi, anche perché l’eventuale possibilità di utilizzare parte dei fondi regionali non rappresenta un obbligo ma solo una facoltà.

Sussiste inoltre un problema normativo perché questa possibilità non è prevista dalla legge 131 del 2025 ma si basa su un accordo raggiunto in Conferenza Unificata nel febbraio 2026.

Abbiamo espresso la preoccupazione perché si tratta di una misura che riguarda esclusivamente le risorse del 2025, che saranno impegnate nel 2026, senza alcuna garanzia per gli anni successivi. I territori montani hanno bisogno di certezze e politiche strutturali non di interventi temporanei o di annunci che poi non trovano riscontro nei numeri. Da mesi ci battiamo sull’applicazione della Legge  131/2025 che ha visto una rivisitazione della classificazione dei comuni montani sbagliata e ora vede un taglio di risorse, come avevamo previsto, e che vedrà ulteriori passi attraverso decreti attuativi che genereranno strappi istituzionali e tensioni inutili. Le politiche della montagna hanno bisogno di altro. Questo modo di procedere ha il fine di favorire solo alcuni territori e di smontare politiche di coesione territoriale su cui la regione Emilia Romagna ha puntato e continuerà a farlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Matteo Daffadà
Consigliere Regionale Gruppo Assembleare Partito Democratico - de Pascale Presidente
Regione Emilia-Romagna Viale Aldo Moro n.50 40127 Bologna (BO)
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